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| Milano di Alfredo Caridi commento di Mario Zacchi |
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| Non amo il genere ne lo stile. Ma riconosco un ottima interpretazione. E anche una posizione mentale non scolastica. |
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| "Primi scatti" di opisso commento di Mario Zacchi |
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Se, ipoteticamente, si potesse prendere questa foto (che qui è accostata alla tua) orfana del suo legame con l’ autore e dei motivi storici che la possono rendere importante, potremmo concludere che in fondo non è poi granché (tipico discorso basato sul soggetto visibile). Si potrebbe così fare un confronto scevro di timori reverenziali, unicamente basato sulle qualità dello scatto per capire come queste qualità influiscono sull’ impressione che ne traiamo.
Una prima cosa evidente l’ ha simpaticamente detta Clara: il tuo forno è “nuovo”. Una cosa nuova non ha storia, non ha nulla da raccontare, la sua foto va bene giusto per un catalogo. Ma sarebbe errato pensare che se fosse stato più sporco la foto sarebbe stata automaticamente migliore (tipico discorso basato sul soggetto visibile).
Nella foto a confronto c’ è un di più di narrazione che esce a destra, dallo scorcio sull’ ambiente: il muro, le mattonelle, il loro stato di conservazione. E’ poco, ma, se osservi bene, quel poco che si vede è perfettamente coerente con l’ usura del forno, con il suo di stato, con ciò che “tutto” suggerisce di pensare di quella casa. C’ è un “ritratto” dell’ ambiente. Ti mostro una cosa, ma alludo a qualcos'altro. Tipico discorso "non" basato solo sul soggetto visibile e che fa una grande differenza nella bravura di chi scatta foto.
Anche il tuo lato destro racconta: un bel fianco in nobilitato colore legno (mi pare) ancora intonso a vedersi. Anche questo è coerente, ma con la visione da catalogo dell’ interno del tuo forno. Ancora una volta il tuo forno non racconta nulla.
Una fondamentale differenza c’ è poi nella scelta della focale che nel caso delle foto accostata a confronto ha generato una prospettiva più accentuata e quindi molto più dinamica e piacevole della tua. Prospettiva che ha pure dato un ruolo alla lampadina in alto a sinistra che sfortunatamente poi nel tuo forno non c’ è (il soggetto visibile qualcosa conta).
E c’ è poi una differenza d’ inquadratura: mentre la tua ci mostra solo il forno e il suo fianco, quella della foto accostata ci mostra di più. Non tanto di più, ma abbastanza di più. Oltre alla casa ci mostra la ribalta del forno che entra nel gioco prospettico e crea anche una sorta di base, di piedistallo per il forno, sottolineandolo come “soggetto visibile” della foto. In realtà il soggetto non è il forno, lo abbiamo già capito. Ma ciò che uso per raccontare va adeguatamente curato, mostrato, sottolineato attraverso le scelte fotografiche.
Conclusione: il “soggetto visibile” ha la sua importanza, ma saperlo fotografare ne ha molto, molto di più. Soprattutto se non è il fine ultimo della foto. Se avessi trovato su un banchetto la foto famosa, io (io che non sono esperto) non l‘ avrei certo riconosciuta. Ma se vicino ci fosse stata anche la tua, tra le due avrei comprato quella di Eggleston pur senza sapere che è sua perché per piccole, ma fondamentali differenze è tutt’altra cosa già al primo colpo d’ occhio. Con buona pace di chi ha il gusto per la semplificazione e pensa che basti fotografare "ad minchiam" per fare gli artisti. Ho che molti famosi come questo fotografassero, in fin dei conti, anche ad minchiam perché tanto potevano permetterselo. |
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| Cenerentolo di gattapilar commento di Mario Zacchi |
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| Ben vista. Penso sia un po' abbondante il campo intorno e che questo rischi di assimilare l' ombra al consistente pattern di forme presente nella foto, alleggerendo l' attenzione sull' intelligente rilettura. |
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| Attraversamenti. di Daniela Loconte commento di Mario Zacchi |
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| Buona l' idea; meno buono il gruppetto nel quale solo la postura della bimba in rosso risuona bene nella dinamica delle linee. Riproverei con pazienza e, magari, anche con luci diverse (per esempio tale da avere ombra che viene verso di te) per arrivare ad un risultato più completo. |
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| Cervia, 8 gennaio di AleZan commento di Mario Zacchi |
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| Da un punto di vista grafico la riuscita di questa foto si fonda su due aspetti abbastanza chiari, facilmente leggibili. C’ è una trama di fondo fatta di linee regolari variamente declinate e modulate (verticali, orizzontali, convergenti prospettiche) che Alessandro ha ulteriormente enfatizzato tagliando la foto in formato quadrato. Su questa trama si staglia la palma che segue una logica grafica completamente diversa: il fusto sta sulla diagonale e spezza dinamicamente il ritmo degli elementi di sfondo. La chioma, che si sviluppa in tutte le direzioni diagonali in un’ ordinata casualità, è il centro vero della foto: più la si osserva è più fuoriesce dal fusto in un esplosione di dinamismo, di vivacità, di vita. Il suo centro è in un punto graficamente notevole: il terzo superiore. Sembra quasi che Alessandro abbia seguito la logica del ritrattista quando colloca il suo centro della foto, gli occhi, in modo che non si possa non guardare lì. La palma è un elemento animato, non è statico; statico è tutto il resto. Ci si potrebbe leggere qualcosa come un elogio alla vita, alla vitalità, alla capacità di emergere e distinguersi. O anche solo un ironico commento a certi atteggiamenti vanitosi. Ma per letture di questo genere andrebbe chiaramente inquadrata nelle intenzioni generali del fotografare di Alessandro; il che non può esser fatto sulla base di una sola foto, per quanto bella e riuscita come questa che potrebbe anche esser solo frutto dell' estemporanea visione di qualcosa di graficamente produttivo. |
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| Vivere il mare... di Clara Ravaglia commento di Mario Zacchi |
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Come, penso, avrebbe detto una nostra vecchia conoscenza: foto a colori senza colore
Scherzi a parte, non mi par molto vista in bianconero. Penso che il tuo mondo sia a colori. |
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| Tran tran quotidiano. di Daniela Loconte commento di Mario Zacchi |
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| Se lo scatto quadrato è nativo è ben composta; se è un taglio, la foto è ben tagliata. Manca una minima, ma utile correzione delle linee verticali: i palazzi divergono un po' troppo vistosamente. L' atmosfera complessiva è piacevolmente suggestiva e la morbidezza generale della foto, che conferisce un mood lievemente impressionista, aiuta ad apprezzarla. Sarebbe una foto qualunque, però, senza il gioco di piani e quindi di profondità della foto innescato dal semaforo e dai fari rossi del tram. Una profondità che si riverbera sulla lettura non solo grafica dell 'immagine. |
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| Vista mozzafiato di Laki85 commento di Mario Zacchi |
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Diciamo che con quel titolo ti sei messo alla guida della lettura che hai così sottratto all' osservatore che viene in questo modo pilotato. Almeno in questo genere chi guarda deve essere libero e non forzato da titoli o didascalie.
Per me l' uomo dietro è di troppo e sporca un po' il risultato perché non ha una postura che si allinea alla lettura suggerita e compositivamente rende meno pulito lo scatto. Ovviamente dipende dalla "composizione" preparata dai vetrinisti che non si riesce ad aggirare.
Per quanto riguarda l' ironia molto, se non tutto, dipende dal vedere una figura umanoide affacciata a guardare, ma senza la testa e quindi anche senza occhi e cervello (per molti doppia ironia essendo umanoide femmina).
Il valore di questo genere di scatti credo dipenda dalla capacità di rilettura di cui si dà prova nel reinterpretare una scena per costruire un significato più sottile di quello immediato che essa offre. Tanto più che quel significato immediato viene da altri. |
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| ... di Mauroq commento di Mario Zacchi |
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| Perchè diciamo che una foto è bella? Di solito perchè risponde a canoni che conosciamo e riusciamo a valutare. Questo è il nostro più grande limite di osservatori comuni. Il più grande limite come fotografi comuni è considerare questo modo di rapportarsi alla fotografia come quello giusto ed assecondarlo nella pratica. Quando è difficile dire perchè una foto è bella, pur consapevoli che lo è davvero, e ciò accade con una certa frequenza, c' è una possibilità di essere di fronte ad un autore che ha capito il limite, lo ha superato almeno in parte e si muove con un significativo margine di autonomia in un terreno che va plasmando da sè, man mano. Quando guardiamo una foto (o altra forma espressiva) in realtà guardiamo il suo autore nell' atto di pensare, di vedere, di mostrare ciò che ha ritenuto interessante. Quel che vediamo è una forma figurata del pensiero. Con tutte le conseguenze che questo comporta. |
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| Piogge sui canali di Leoconte commento di Mario Zacchi |
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Il tuo pensiero è chiaro ed ha anche qualche fondamento, soprattutto se si pensa che tutta la fotografia è, in ultima analisi, una manipolazione della realtà. Ma proprio per questo non si può considerare tutto potenziale ArtWrk.
In particolare, qui la sezione ArtWork è rivolta alle elaborazioni grafiche propriamente dette e non a semplici interventi sui colori. Potrebbe includere, per capirci, anche immagini create con software come Freeand, quindi ben più in là che un viraggio. Solo che essendo Ph4u un forum fotografico si preferisce l' ArtWork che ha per base la foto.
Ciò che in questa tua (foto) allontana la lettura dell' osservatore dal messaggio che hai tentato di comunicare è la preponderanza della valenza estetica che non trova, nella foto stessa, qualcosa che la contestualizzi nel discorso che fai. Non è nemmeno un corpus o anche solo un singolo lavoro di più foto con una presentazione iniziale che dichiari con quale intenzione tu abbia eventualmente usato la via estetica. Elementi che servono, talvolta, per dare indicazioni per la fruizione e la valutazione. |
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| Tafu di marco.rilli commento di Mario Zacchi |
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| La scelta del taglio così stretto in questa foto per me chiama il fondo scuro intorno perché se ne possa cogliere compiutamente l' intensità espressiva. Ha qualcosa che mi ricorda le fotografie tardo ottocento, primi novecento fatte degli indigeni. Allora lo sguardo così era probabilmente dovuto ad un certo timore nei confronti della macchina fotografica. Qui sicuramente è altro. Mi pare un' ottima candidata a foto della settimana. |
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