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| Trepuzzi di Antonino Di Leo commento di Tropico |
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| Antonino Di Leo ha scritto: | Tropico
La differenza tra fare e prendere serve, secondo me, a capire come approcciarsi nei confronti di una scena. Bisogna leggere queste correzioni in termini di concetto e non di espressione. Cerco di spiegarmi. Il padre di questa filosofia (prendere), o almeno colui da cui l'ho appresa, è Ando Gilardi. Per farla breve le fotografie, se vogliamo, esistono già, tutto ciò che ci circonda è disegnato (graphis) dalla luce (phos). Partendo da questo "presupposto" la fotografia, intesa in questo caso come immagine impressa, è di fatto realizzata dal mezzo e a noi cosa resta allora... il solo grande merito di averla vista e prelevata dal suo luogo, e come? Decidendo noi cosa meriti di entrare nel frame, il famoso lavoro di sottrazione. La struttura, di cui era maestro S. Shore, è parte integrante di questo processo perché decidiamo anche il come debba essere raffigurata la scena che già esiste. È logico quindi che nemmeno la componiamo, non aggiungiamo noi i pezzi come in pittura in cui si va a riempire una tela vuota, bensì la strutturiamo, lei è lì, noi ci siamo dentro, ci giriamo intorno ma lei è sempre lì ferma, la tela insomma è già piena.
Spero di non essere apparso troppo come il professore di turno che non lo sono di certo. Ho solo cercato di rispondere nel modo migliore e, magari, dare degli input positivi, o insinuare dubbi su certezze di qualcuno.
Grazie ragazzi e buona continuazione.
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Dunque da una parte ti ringrazio tantissimo perchè finalmente hai risposto a cose che peraltro penso interessino a molti.
Dall'altra però la spiegazione non mi convince o meglio mi sembrano sottigliezze le differenze a cui accenni quando la sostanza è la stessa sia per gli amanti del tuo genere che per gli altri. Chiunque decide infatti la scena da prelevare, non credo proprio l'abbia inventata Shore sta cosa, cambia il come che non è però secondario anzi è lì la differenza.  |
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| Livella di Antonino Di Leo commento di essedi |
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Simpatico dittico,l'invito ripetuto a "tirare" trova poi risposta nella seconda immagine anche se forse non si riferiva precisamente a quello.Ottimi i colori.  |
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| Trepuzzi di Antonino Di Leo commento di Antonino Di Leo |
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Tropico
| Citazione: | | ... cosa intendi per differenza tra fare e prendere e tra comporre e strutturare |
La differenza tra fare e prendere serve, secondo me, a capire come approcciarsi nei confronti di una scena. Bisogna leggere queste correzioni in termini di concetto e non di espressione. Cerco di spiegarmi. Il padre di questa filosofia (prendere), o almeno colui da cui l'ho appresa, è Ando Gilardi. Per farla breve le fotografie, se vogliamo, esistono già, tutto ciò che ci circonda è disegnato (graphis) dalla luce (phos). Partendo da questo "presupposto" la fotografia, intesa in questo caso come immagine impressa, è di fatto realizzata dal mezzo e a noi cosa resta allora... il solo grande merito di averla vista e prelevata dal suo luogo, e come? Decidendo noi cosa meriti di entrare nel frame, il famoso lavoro di sottrazione. La struttura, di cui era maestro S. Shore, è parte integrante di questo processo perché decidiamo anche il come debba essere raffigurata la scena che già esiste. È logico quindi che nemmeno la componiamo, non aggiungiamo noi i pezzi come in pittura in cui si va a riempire una tela vuota, bensì la strutturiamo, lei è lì, noi ci siamo dentro, ci giriamo intorno ma lei è sempre lì ferma, la tela insomma è già piena.
Spero di non essere apparso troppo come il professore di turno che non lo sono di certo. Ho solo cercato di rispondere nel modo migliore e, magari, dare degli input positivi, o insinuare dubbi su certezze di qualcuno.
Grazie ragazzi e buona continuazione.
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| Casalabate 2018 di Antonino Di Leo commento di Antonino Di Leo |
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Tropico
| Citazione: | | Ad Antonino gli si può dire di tutto ma che desaturi o comunque intervenga pesantemente in pp proprio no, lui te la mette così com'è, prende atto. |
Finalmente e a malincuore posso dire di esser d'accordo con quanto hai appena detto. Sopratutto sul prendere atto
Scherzi a parte non è che io non faccia uso di post o ne sia allergico, ci mancherebbe, sappiamo tutti che un jpg è già un file post-prodotto on camera. Proprio per questo motivo, da oramai un bel pò di tempo, sfrutto questa splendida caratteristica del digitale e dei processori moderni, Fuji in primis (gusto personale). In pratica mi son creato, con il tempo, un paio di preset on camera, che intervengono sul WB, le luci, le ombre, la grana e tanti altri piccoli fattori... mi sono alleggerito insomma quanto più possibile il lavoro "a casa" che dedico invece alla selezione.
Per me il colore nelle fotografie è fondamentale al pari della luce. Con questo non intendo dire che debba essere enfatizzato ma bensì funzionale al contenuto, almeno nelle intenzioni. Per coerenza e comodità, ma anche qualità, lascio fare, previa preset appunto ed eventuale compensazione, tutto alla fotocamera.
Grazie comunque per l'interesse.
Sergio
Sempre grazie per il tuo passaggio e per l'apprezzamento.
Barbossa
| Citazione: | | Antonino fossi in te ci ritornerei in una giornata di cielo sereno che enfatizzi tutti quei colori! |
guarda... stanne certo
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| Casalabate 2018 di Antonino Di Leo commento di essedi |
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Mi piace questa luce anche se non facile da gestire e mi piace la tonalità del colore.Interessante il punto di ripresa che spinge a superare l'incrocio,nonostante i due triangoli,e lanciarsi alla scoperta di ciò che non vediamo ma quella "Stella marina" ci fa intuire.  |
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| Casalabate 2018 di Antonino Di Leo commento di Barbossa |
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| Tropico ha scritto: | Ad Antonino gli si può dire di tutto ma che desaturi o comunque intervenga pesantemente in pp proprio no, lui te la mette così com'è, prende atto.
D'altronde con quel cielo piatto piatto troppi colori son venuti fuori, non trovi?  |
mi sono sembrati un po' smorti, ed ho pensato ad un intervento in post, ma forse hai ragione tu e sono venuti così.
Quindi rifolrmulo il commento: Antonino fossi in te ci ritornerei in una giornata di cielo sereno che enfatizzi tutti quei colori! |
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| Casalabate 2018 di Antonino Di Leo commento di Tropico |
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| Barbossa ha scritto: | | Secondo me, invece di desaturare, potevi enfatizzare i colori e giocarci. |
Ad Antonino gli si può dire di tutto ma che desaturi o comunque intervenga pesantemente in pp proprio no, lui te la mette così com'è, prende atto.
D'altronde con quel cielo piatto piatto troppi colori son venuti fuori, non trovi?  |
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| Casalabate 2018 di Antonino Di Leo commento di sanmoi |
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| Tropico ha scritto: | Non è sempre così perchè Giovanni qualche statua la riprende e Antonino quando è in libera uscita da Trepuzzi, vedasi reportage a Milano, si scatena e pure di brutto col capitale umano...  |
Giusto! Non mi ricordavo del reportage di Milano...  |
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| Casalabate 2018 di Antonino Di Leo commento di Tropico |
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| sanmoi ha scritto: | Però, quanto a "world without humans", potete darvi la mano...
Perdonatemi la disgressione OT, ma vi seguo entrambi ed è davvero affascinante, in tutti e due, la totale e costante assenza di esseri umani...  |
Non è sempre così perchè Giovanni qualche statua la riprende e Antonino quando è in libera uscita da Trepuzzi, vedasi reportage a Milano, si scatena e pure di brutto col capitale umano...  |
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| Trepuzzi di Antonino Di Leo commento di Tropico |
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| Barbossa ha scritto: | | Grazie Antonino, ora mi è più chiaro il tuo punto di vista. |
Pure a me e di questo sono grato ad Antonino, alcune cose le sapevo peraltro anche se manca un ultimo tassello cioè sapere cosa intendi per differenza tra fare e prendere e tra comporre e strutturare, se un giorno mi vorrai illuminare te ne sarò ulteriormente grato.
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| Trepuzzi di Antonino Di Leo commento di Antonino Di Leo |
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Tropico
| Citazione: | | ... così io e te ritorniamo su dei binari di convivenza pacifica pur avendo idee molto diverse, cosa che se porta ad un dialogo costruttivo può essere solo un bene... |
non ci sono problemi per quanto mi riguarda.
Allora... io non sento la necessità di spiegare le mie foto (termine sbagliato ma passatemelo altrimenti non se ne esce) semplicemente perché lo vedo come un mezzo per convincere il fruitore che la foto ha un senso, che è bella, gli deve per forza piacere. Stesso dicasi per i titoli. Ovvio che se il "genere", lo prendo come esempio in questo caso, della scuola americana e in particolare della "New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape" dei vari Adams, Baltz, Becher, Shore (unico ad esporre a colori) o, ancor prima di Evans e Frank, per non parlare di quella italiana dopo il rivoluzionario "Viaggio in Italia" imbastito da Ghirri, non piace, o non lo si conosce, o lo si conosce superficialmente, tutto ciò che si rifà a quel modo di intendere la fotografia non può in nessun modo piacere... ci sta.
Quando sottolineo il concetto di prendere e non fare le fotografie, oppure di strutturare e non comporre mi illudo di indurre curiosità del perché sia così importante accostarsi ad una scena e riprenderla con in mente il senso dei due verbi e di tutto ciò che gli gira intorno (Gilardi, Shore), allo stesso modo di come ne rimasi incuriosito io e conseguentemente approfondii l'argomento. Da allora ho cambiato gradualmente e anche radicalmente il modo di guardarmi intorno e ho iniziato a vedere ciò che mi era oscuro. Con questo non voglio di certo dire o alludere che prima producevo schifezze ed ora capolavori, tutt'altro. Purtroppo o per fortuna le fotografie ora son drasticamente diminuite e anche le "approvazioni" ma solo in termini quantitativi.
I tramonti, le albe, i monumenti, li ho ripresi anch'io, lunghe esposizioni, HDR, still Life, ritratti, nudo in studio, insomma ho fatto di tutto. Non rinnego nulla. Semplicemente ho cambiato modo di intendere il fotografico e non è detto che sia nel modo giusto, sempre che esista un modo giusto.
Non ho nominato Eggleston ma credo/spero sia evidente quanto io sia inquinato anche dalla sua battaglia contro l'ovvio come, in taluni casi, anche dalle linee guida basilari della Scuola di Düsseldorf e tutto questo in modo assolutamente inconscio, mica lo faccio apposta. Non rivedo nemmeno le foto in preview dopo averle prelevate, talvolta passano anche settimane.
Ci sarebbero anche inquinamenti musicali, ricordi e tante altre menate che influiscono sula mia "percezione del visto", si percezione perché una fotografia non racconta la realtà ma l'idea che se ne ha (cit. di Neil Leifer) ma questo credo valga per tutti, consapevolmente o meno.
Avrei altro da dire ma perdonatemi se mi fermo qui con la speranza di aver chiarito il mio pensiero (non la fotografia per coerenza al detto).
Sempre disponibile a discussioni pacifiche e costruttive vi auguro una buona serata.
Alessandro ben ritrovato e grazie per il tuo passaggio. La tua lettura è plausibile.  |
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| Trepuzzi di Antonino Di Leo commento di Barbossa |
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| Grazie Tropico, poi me lo leggo. Ma io non intendevo parlare di brutto o bello, concetti labili e soggettivi, volevo parlare dello spiegare o meno le foto |
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| Trepuzzi di Antonino Di Leo commento di Alessandro Signore |
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La prima immagine un po' spiazza perché parla una lingua differente dal resto: tutta la striscia può tranquillamente narrare lo scorrere delle attività casalinghe post messa, ma nel complesso (la prima fotografia) appare slegata, anche se non del tutto come ho spiegato prima...
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| Trepuzzi di Antonino Di Leo commento di Tropico |
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| opisso ha scritto: | Questo un po' è vero.
C'è anche da dire però che forse per capire il genere meglio partire dai "maestri" che da un lavoro "a caso" di Antonino.
Capisco che se volesse impegnare a spiegarti (e un po' lo ha anche fatto) le sue parole verrebbero prese per forza di cosa supercazzole a prescindere. Sarebbero parole al vento.
Qui in dodici pagine cosa abbiamo concluso?
http://www.photo4u.it/viewtopic.php?p=5308304#5308304
Detto questo qualche accenno in più sulle motivazioni "personali" (che non significa necessariamente "spiegare la foto") ogni tanto lo gradirei anche io. Giusto appunto per fare "due chiacchere fra amici". E non come critici che devono giudicare una mostra di un museo. Lì si le chiacchere non avrebbero ragione di esistere...
Considerazioni personali e generali, eh
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Intanto mi fa piacere che anche tu (notoriamente più dalla parte di Antonino per quanto riguarda certe scuole e filosofie) faccia presente al nostro amico certe cose, quello che hai quotato del mio ultimo intervento è l'unico vero ostacolo ad un dialogo sereno, almeno finora, si fa sempre in tempo a cambiare registro. Detto questo non sono mica partito da un lavoro a caso, è qualche annetto che mi sciroppo ste immagini al punto che conosco Trepuzzi meglio del quartiere dove abito. Conosco anche un pò i "maestri" grazie alle vostre indicazioni proprio su quel thread che riporti che evidentemente, almeno in questo, è servito a qualcosa. Thread che, en passant, consiglio al buon Barbossa perchè lì si parla proprio del brutto che piace, termine da me coniato che sta proprio ad indicare un certo tipo di fotografia. Vedi poi carissimo Marco, se io anche partissi dai maestri cambierebbero poco le mie opinioni su certe operazioni, opinioni peraltro espresse da tempo in vari thread ma soprattutto in quello del brutto che piace e che si possono condensare con l'affermazione che solo prendere atto a me non basta a meno che non sia cronaca giornalistica. Siam buoni tutti a prender atto, più difficile trasfigurare, interpretare, cercare inquadrature che non siano il semplice prender atto, appunto.
Infine grazie pure per l'esortazione ad essere un pò meno ermetici, lanciare frasi ad effetto che possono essere interpretate peraltro in vari modi, in pratica però non serve a nulla. Io quando parlo con qualcuno cerco di trasmettere, argomentando il più possibile, le mie criticabilissime idee. Lo faccio sia per il bene della discussione che può essere meno complicata ma anche per rispetto dell'interlocutore, se sto parlando insomma devo essere più chiaro possibile sennò faccio il Montale della dialettica e chi vuol capire capisca...  |
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