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Commenti da pamar
Commenti alle foto che gli utenti sottomettono alla critica
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Commenti
Urban #79
Urban #79 di paolo cadeddu commento di pamar

Vorrei ringraziarvi per le vostre parole a seguito del mio commento. Quasi mi imbarazzano….Tuttavia ci tengo a dire che il mio è solo un commento a seguito del post di una fotografia e chiaramente, deriva da quanto essa ha saputo trasmettermi. Il pregio e il merito è della fotografia e non tanto delle parole che da essa derivano. Fare è un’altra cosa rispetto a parlare di.

Marco
crema
crema di cdx68 commento di pamar

Uno dei connotati di successo di una foto di food è quello di rendere il soggetto appetibile. La foto deve fare venire appetito ed il desiderio di mangiare quanto è raffigurato. Quindi basilari sono la composizione, illuminazione, resa del soggetto, toni. Questo scatto possiede tutti questi requisiti ? All’autore la risposta…

Marco
Urban #79
Urban #79 di paolo cadeddu commento di pamar

Decontestualizzazione. Questo è il termine che mi viene subito in mente guardando questo scatto. Il punto saliente e vincente di questa fotografia è la sua capacità di “trasformare”. Trasformare un dettaglio di un elemento banale di per sé, in una forma intrigante e appagante alla vista. Se pensiamo al soggetto, esso non è nulla di interessante. Un gruppo di tubi di un condominio o alcune case. Ne vediamo di tali ogni giorno e di certo non rimaniamo estasiati ad ammirarli. Decontestualizzare. In questo risiede l’intuito dell’autore della fotografia. Prendere un elemento banale e privo di fascino e privarlo dei suoi connotati che come tale ce lo fanno guardare ogni giorno. Vedere e non solo guardare. Vedere sotto una luce diversa, che oltrepassa e svincola l’oggetto dalla sua funzione comune. L’oggetto allora non è più tale ma diviene “altro”: forme, texture che, per inciso, nulla hanno a che vedere con la sua funzione. Chi vede lo scatto prima pensa alle forme e alla rappresentazione e solo dopo si sofferma a pensare a cosa sia l’oggetto raffigurato. Decontestualizzazione. Ben vista e pensata e ottimamente immaginato il risultato. Ben eseguita tecnicamente. Decontestualizzare ha successo o meno in dipendenza delle scelte compiute dall’autore.

Marco
Un Cuore Marinaro 2019
Un Cuore Marinaro 2019 di Francesco Ercolano commento di pamar

ciao Francesco,

dico due cose circa questo tuo insieme di fotografie. Ri-dico alcune cose già dette da Bruno precedentemente sperando di aggiungere anche qualche spunto.
Allora, ho definito tale lavoro un insieme di fotografie. Non l’ho chiamato reportage o portfolio perché non reputo sia tale. Sono un gruppo di fotografie di ottima fattura sia per composizione che per tinte che per contenuto ma sono slegate l’una dall’altra. O meglio sono assimilabili alcune e formano gruppetti omogenei ma non sono assimilabili (a dare un insieme unico) i vari gruppi fra loro. Per tentare di essere chiaro io suddividerei nettamente il portfolio dal reportage. Un reportage lo definirei come un gruppo di fotografie che raccontano un’esperienza: una vicenda, un luogo, un viaggio, una manifestazione ecc. Un portfolio lo vedo come un insieme di scatti che hanno una tematica, un progetto, un voler esprimere un’idea che è comune a tutti gli scatti. Per esempio un reportage di un viaggio NON avrà soggetti comuni in tutti gli scatti perché spazierà fra diversi momenti, situazioni, personaggi e vedute. Un portfolio, magari concettuale o incentrato su una tematica prevede una comunanza di quanto i singoli scatti sanno e vogliono esprimere. In entrambi i casi, portfolio o reportage, vi è un filo conduttore che lega i singoli scatti l’uno all’altro, una sorta di legame grafico o concettuale che rende ogni singolo pezzo parte di un insieme comune. Non è facile spiegarlo a parole e spesso ogni singolo lavoro deve essere visto e meditato per arrivare a un dunque, anche se alcuni elementi balzano subito all’occhio. L’esempio che proponi, per esempio, quello di un reportage o portfolio di un luogo e la domanda sulle vedute ed i dettagli necessari o meno non ha una risposta univoca. Provo a spiegarmi: se il lavoro è coerente ed inframmezzato di vedute e dettagli disposti coerentemente per quantità e numero allora è ottimale. Se un lavoro composto da 15 vedute mostra un paio di dettagli messi quasi a caso, allora essi sembrano pesci fuor d’acqua. In parole povere ö basilare una certa coerenza e capacità di scegliere il numero e la posizione dei tasselli e la tipologia. Sembrerà anomalo ma per me, per esempio, la cosa piu’ impegnativa e fonte di continui ripensamenti ed incertezze non è fare i singoli scatti ma scegliere quali inserire in un portfolio, con quale ordine disporli e (soprattutto) quali fotografie sacrificare (anche se magari prese come singoli scatti mi paiono stupendi). Quello che posso dirti con certezza è che se presenti un reportage o portfolio in pubblico, magari ad una rivista o ad un critico o ad un siti d’arte ecc. diventa basilare la sua coerenza e fluidità. Formato identico per tutti gli scatti, addirittura alcuni se il lavoro è formato da scatti rettangolari (3:2 o 4:3) li pretendono tutti orizzontali o tutti verticali. Mai e poi mai fare un portfolio con scatti B&N e colore insieme. Ma soprattutto ed immancabile coerenza. Deve essere palese che ogni pezzo è parte dell’insieme finale. Ogni foto deve risultare una parte che è naturale rimandi al lavoro finale. credimi, costruire un portfolio ottimale non è cosa semplice e spesse volte quello che è palese per l’autore non lo è per chi lo vede, perché il bagaglio autoriale non è uguale del fruitore. Se per esempio propongo un reportage su una località io come autore so che non ho inserito quella tipologia di scatto a quel posto ma un altro tipo di inquadratura perché io sono stato fisicamente sul posto. Ma chi vede il lavoro magari non è stato li e quanto è palese per l’autore non lo è per lui. Se poi andiamo in ambito concettuale i portfoli diventano ancora maggiormente impegnativi per essere fluidi e coerenti perché spesso sono presupposte conoscenze e ricerca sull’argomento. Magari un lavoro che all’autore ha richiesto impegno, documentazione e studio non è capito perché non è compreso….e spesso vedendolo si è portati a dire: “ma che caga.. é ‘sta roba?”

Marco
Il mezzogiorno
Il mezzogiorno di MachuPichu commento di pamar

Dico l’ultima cosa circa il tuo lavoro ed in particolare sulla rielaborazione che hai postato con texture e prospettiva riviste. Poi chiudo, perché quanto dovevo dire penso di averlo detto e quanto penso io e quale è il tuo punto di vista è altrettanto emerso chiaramente. Le critiche che ti ho mosso non riguardano l’aspetto estetico della tua fotografia. Non riguardano migliorie grafiche o sui colori oppure valutazioni sul taglio o la prospettiva. Questa fotografia se la proponi contrastata o in B&N o con vista dall’altro lato o quanto vuoi, rimane uguale per quanto concerne la sua capacità di comunicare. Quanto tu ci vedi come autore non emerge. Un qualsiasi fruitore non è in grado di comprendere quanto tu vorresti che comunichi. E questo non dipende dall’essere un pubblico selezionato o meno, ma dalla assenza di connotati che solo tu come autore conosci ma che chiunque altro, anche un Leonardo Da Vinci o Einstein o Michelangelo o chi vuoi, non saprebbero rilevare. Una fotografia efficace dipende in primo luogo da come è rappresentata l’idea che ne è alla base (attenzione, non ho detto dalla bellezza del soggetto), poi chiaramente dall’abilità di proporre lo scatto (taglio, contrasti, tinte, pdr ecc.) ma se manca un’idea valida o se tale idea non riesce ad emergere…..allora c’è poco da fare.

Marco
Il mezzogiorno
Il mezzogiorno di MachuPichu commento di pamar

De André banale, senza cultura.... va bene viviamo su pianeti diversi noi due.

Marco
Il mezzogiorno
Il mezzogiorno di MachuPichu commento di pamar

MachuPichu ha scritto:


Dal numero di like presi su instagram ho notato che, paradossalmente, ciò che sembra 'comunicare tanto' ad un pubblico non selezionato siano i landscape dove la scena c'è già di natura. La cui realizzazione tuttavia mi richiede solo di prendere la fotocamera e scattare. Mentre per questa ho dovuto pure riflettere su angolazione e tempi per scegliere cosa includere e cosa escludere.
.


Mmm..... "pubblico non selezionato". perdonami ma cosa intendi con questo termine? Io personalmente ritengo che in generale chi è noto come grande artista (in ogni campo dell'arte) non abbia mai voluto rivolgersi solo ad una casta particolare ed in grado fra molti di capirlo. Comunque... rimango di sasso leggendo come ti poni verso una foto di un bel paesaggio... basta scattare.... é tutto nel soggetto.... ma si, hai ragione, in fondo tutti facciamo scatti uguali a quelli di A. Adams o Fatali....

Marco
Il mezzogiorno
Il mezzogiorno di MachuPichu commento di pamar

MachuPichu ha scritto:
A me sì.

Poi, come dici, potrebbe non comunicare ad un padano che di quei posti e di quelle atmosfere non sa nulla. Pazienza, non mi interessano queste cose.
.


OK. Allora mettiamola in modo più chiaro. A mio avviso questo scatto pecca di non capacità di comunicare quanto tu come autore sai ed è per te palese. Se lo mostri a Campani, siciliani, pugliesi o a chi vuoi penso tutti vedendo la scena non abbiano elementi per collocarlo temporalmente. Manca un elemento fondamentale che non emerge dalla scena, cioè che siamo in inverno. Se tu non lo dici non vi è un qualcosa che lo palesa nello scatto. Io ci vedo uno stendino e potrebbe essere marzo o luglio o ottobre o quando vuoi.

Marco
Il mezzogiorno
Il mezzogiorno di MachuPichu commento di pamar

Il più grande pregio e valore di una fotografia è quello di parlare, comunicare senza dover ricorrere alle parole. Non serve che sia “bella” e che piaccia esteticamente ma deve comunque essere in grado di esprimere qualcosa. Poi può benissimo non incontrare il favore di chi la vede, può non essere di immediata comprensione, essere sfuggente ed ermetica nel suo significato (come molte opere concettuali). Tuttavia, come detto, un’immagine deve potere/sapere comunicare, indipendentemente dalla sua bellezza estetica o bellezza del soggetto ecc.
Ti chiedo: questo scatto comunica? Senza le tue parole questo scatto comunica? a te la risposta.

Marco
. . .
. . . di maxilloss commento di pamar

Senza dubbio un’immagine efficace. Sia per quanto riguarda la modalità di rappresentare il soggetto, una veduta molto fotografata, sia per le scelte tecniche e realizzative. Primariamente sei riuscito ad immortalare la scena sgambettando la prassi. Poi le scelte compositive mi paiono azzeccate: un elemento chiaro e ben “presente” in primo piano che funge da apri pista alla veduta successiva avvolta dalla foschia. Apprezzo questa sorta di ancora visiva ben evidente in primo piano che rende ancora maggiormente tangibile il tempo atmosferico che avvolge (ma non cela in modo che sia irriconoscibile) il paesaggio…..si’ ben riconoscibile è solo parte di esso, il campanile…ma basta e avanza. Chi non riconoscerebbe dove siamo?

Marco
St
St di batstef commento di pamar

Questa fotografia possiede un’atmosfera capace di fare sorgere riflessioni che sono oltre le semplici congetture e domande che sorgono guardando uno scatto che immortala luoghi abbandonati ed in disuso.
Solitamente di fronte a tali scene sorgono interrogativi relativi al come, perché, quando, chi. Come era prima? Perché ha fatto questa fine? quando è successo? Chi erano i protagonisti?
questo scatto in fondo viene immortalato un locale di una costruzione abbandonata. Balza subito all’occhio che si tratta di un’abitazione di un certo livello: locali ampi, soffitti alti e decorati intorno al lampadario, decorazioni lungo gli spigoli dei muri. Nobiliare? Potrebbe essere…senza dubbio di una certa borghesia di qualche anno fa. Se ne sono andati…magari qualche evento imprevisto o una decadenza finanziaria. il passaggio da un certo tenore di vita ad un altro diverso. Il locale sembra testimoniare un abbandono veloce ma non repentino. E’ abbastanza vuoto, salvo un divano che forse era eccessivamente ingombrante da portare via ed inadatto alla nuova abitazione. E qui’ iniziano le domande senza risposta, dettagli inspiegabili: ma perché lasciare i cuscini sul divano? e il tavolino…cosa c’è sopra? Perché sono rimasti li? E poi il dettaglio più inquietante: un passeggino? Allora di fuga si è trattato o di una partenza repentina….no dai, il passeggino non serviva e l’hanno lasciato li per caso. Davvero…ma si’….ma una sensazione di inquietudine velata rimane. Questo emerge guardando la fotografia e soffermandosi un poco su di essa.
Poi, pensando con calma subentrano diverse idee. Permangono gli interrogativi legati alla storia del luogo e dei suoi abitanti, ma analizzando bene la scena si fanno luce certi dettagli che paiono essere stati disposti ad hoc per rafforzare una certa atmosfera….attenzione, non voglio per nulla dire che tu hai fabbricato la scena ma solamente sostenere che attualmente il fotografare tali ambienti vede partecipi molte persone e spesso esse plasmano (nei limiti del possibile) il luogo per creare una certa atmosfera, poi quando qualcun altro arriva si trova il tutto così. Per esempio penso che l’ordine estremo dei cuscini sul divano sia ben studiato e poco probabile in tale situazione. Stessa cosa per il tavolino con gli oggetti. e sicuramente il passeggino in mezzo al locale, con un orientamento ottimale e una collocazione ad hoc per farlo risaltare anche maggiormente di quanto sia capace di fare. Insomma, con tali “accorgimenti” una scena di per se intrigante acquista ancora maggiore capacità di impatto. Ribadisco che la sensazione di scena in parte costruita non vuole essere una puntualizzazione nei tuoi confronti ma una presa di coscienza (da parte mia) di quanto sia possibile plasmare una fotografia non solo dal lato tecnico/realizzativo con scelta di lente, tempi, diaframmi ed inquadratura ma anche e soprattutto con interventi sul soggetto stesso. Poi se ci si trova in location alterate ad hoc da altri risulta impossibile riportare il tutto all’origine. Ma è giustificabile adattare il soggetto per ottenere uno scatto maggiormente efficace? Non posso pronunciarmi, non sono in grado di farlo. Se riprendo un paesaggio e clono un filo elettrico non sto forse alterando la realtà dei fatti? Se scatto la foto di un fiore in un campo e sposto dei fili d’erba o dei sassolini per rendere il soggetto più pulito…fotografo la verità dei fatti? E se per fare una bella ed affascinante macro dispongo ad arte delle gocce d’acqua per simulare la rugiada e poi altero la luce con pannelli riflettenti? Se riprendo un corteo di persone ed escludo un soggetto perché non interessante a discapito di altri non sto forse plasmando la realtà come è per mio fine? Se dispongo ad hoc degli oggetti in una stanza per evidenziare o costruire un’atmosfera faccio forse qualcosa di diverso dagli esempi prima citati? Bella domanda…

Marco
Hidden in the shade
Hidden in the shade di Magh commento di pamar

Complimenti.
E ottima scelta quella di P4U

Marco
Let it go
Let it go di Magh commento di pamar

Immagine molto bella. Il soggetto è uguale a quest’altra che avevo commentato.
https://www.photo4u.it/viewcomment.php?pic_id=774515
Sono pero’, a mio avviso, due immagini completamente diverse e che nulla hanno da spartire. Soggetto uguale ma mood opposto ed atmosfera diversissima. L’altra scura, chiusa e quasi sincopata; questa maggiormente ottimista, lieve ed eterea. Per prima cosa conta il formato. Qui’ rettangolare da una sensazione di maggiore respiro, pur essendo il soggetto altrettanto fitto. Il quadrato raccoglie e a suo modo contiene e rende compressa la scena, una scena come questa di per sé fitta. Poi, chiaramente le tinte che sono qui’ chiare. Ma soprattutto la neve che è presente sui rami ma non con i fiocchi in fitto movimento. Non c’è insomma quella sensazione di movimento gelido. che dire, bellissima anche questa; opposta come sensazioni che trasmette. Calma, pacifica e quasi fiabesca. La piu’ incisiva delle due? Io ho un debole per l’altra…

Marco
Tre Cime di Lavaredo
Tre Cime di Lavaredo di ganz commento di pamar

Se devo giudicare questo scatto dal punto di vista della sola perfezione e pulizia dovrei muovergli delle critiche. Ma a mio avviso (poi magari sbaglio valutazione, ma tant’è) si tratta di un tentativo di immortalare in modo differente dal solito un paesaggio visto, stra visto e super fotografato. insomma di immagini delle Tre Cime di Lavaredo è pieno ogni dove. Con una particolarità che le accomuna: la maggior parte sono vedute pulite, ineccepibili, dettagliate, con tempo atmosferico ad hoc e punto di ripresa capace di cogliere il complesso nella sua interezza. come dicevo qui abbiamo una fotografia diversa dai canoni standard. In più non è cosa comune immortalare le cime con delle persone presenti. Solitamente ci sono solo i monti e stop. A mio parere la presenza delle persone ci sta in uno scatto particolare come questo perché oltre a sottolineare ancora maggiormente la sua diversità dallo standard le persone hanno anche la funzione di paragone per esplicitare la reale mole delle strutture rocciose. Quindi concludendo mi sento di descrivere il lavoro come originale e diverso dalla prassi. Che poi il risultato estetico possa essere giudicato valido o meno dipende da preferenze personali.

Marco
. . .
. . . di maxilloss commento di pamar

Una scena intrigante soprattutto per l’atmosfera che la pervade. In fotografie di questo tipo, pervase da nebbia o toni tali da rendere la parte oltre il primo piano “ovattata” è basilare la presenza di un elemento in primo piano maggiormente definito e “presente” visivamente, che funga da piede d’appoggio per lo sguardo. Tu hai fatto tuo (benissimo) tale accorgimento con la persona in primo piano che, oltre ad essere graficamente “presente” è pure un elemento cardine della narrazione della scena, una sorta di protagonista dello scatto. Poi tale protagonista risulta ottimamente calato nel contesto della scena. Senonché c’è un elemento che in un certo senso disturba la scena e toglie preminenza all’uomo in primo piano, al protagonista. Devo dare ragione a Damiano, si tratta (anche a mio personale avviso) del lampione sulla sinistra. Si tratta in fondo di una semplice regola della visione: un elemento chiaro su fondo scuro balza da subito all’occhio, poi arriva il resto…figuriamoci un elemento luminoso su sfondo scuro. L’uomo in primo piano è definito ma è nero. Guardando la fotografia la prima cosa che balza all’occhio è invece il lampione. Immancabilmente. Risulta quindi primariamente evidente un elemento che non ha un peso preponderante nella scena a discapito del vero protagonista. Sensato il discorso di maxillos sul perché compositivamente ha fatto la scelta di includere i lampioni ai lati. Tuttavia se compositivamente la cosa regge, risulta penalizzante per il motivo detto prima.

Marco
Frontale senza feriti
Frontale senza feriti di paolo cadeddu commento di pamar

Non vorrei passare per quello che non sono. Niente è lontano dalla mia indole come l’esagerata precisione costruttiva, i ritagli e le uscita millimetricamente ai vertici ecc. Tuttavia vorrei dirti che vi è un elemento della scena che balza da subito all’attenzione (almeno nel mio caso) e distrae dalla bella scena immortalata. Si tratta di un non-simmetria che ha come risultato il non riuscire ad apprezzare la fotografia….é come il detto “la lingua batte dove il dente duole”, fino a quando il problema è presente lo sguardo “batte” sempre li, anche se si tratta di un dettaglio. Mi riferisco al palo che si vede fra le due auto. Esso ha la funzione di centro di simmetria e come risultante evidenzia la non simmetria delle due auto rispetto a lui. Si, capisco che verrebbe naturale dirmi: “ma questo non ha proprio niente da fare per vedere queste cose”…potrebbe essere vero, ma a me è stata la prima cosa che è balzata all’occhio, quasi prima del resto riguardante questa piacevole ed intrigante scena…..e il mio sguardo cade immancabilmente sul palo….

Marco
Hidden in the shade
Hidden in the shade di Magh commento di pamar

A mio avviso questa fotografia, pur nella sua apparente semplicità, ha dei connotati molto buoni ed una progettazione pressoché impeccabile. Progettazione e realizzazione che, di conseguenza, portano ad un risultato estetico capace di “creare” un’immagine che vincola immancabilmente un mood che la permea.
Non c’è nulla da fare ma è così. Tante volte il fatto che ci si soffermi troppo su elementi quali costruzione, spazi, posizione dei vari elementi colori o B&N ecc. sembra un’inutile pedanteria ma, immancabilmente, questi elementi costruttivi plasmano l’immagine e quello che riesce ad esprimere e comunicare. Non c’è nulla da fare, se immaginiamo un’idea fotografica ottima, essa sfocia in risultati molto differenti se è realizzata con tutti i crismi o se la realizzazione risulta raffazzonata ed a spanne. Partendo dalla stessa idea e soggetto da dieci e lode si hanno due immagini con bontà ed efficacia molto molto diverse. In particolare con una capacità opposta di esprimere un’idea e di risultare efficaci. Ma bando alle ciance, questa fotografia, secondo me, ha tutto al posto giusto. Il formato quadrato ci sta benissimo, compatto e chiuso e simmetrico racchiude un insieme di alberi, rami che formano una sorta di trama che riempie tutto il fotogramma. Niente colori, ma semplicemente una texture che viene esaltate dal B&N. E poi la neve, nel paesaggio ma soprattutto balza all’occhio il suo cadere reso efficacemente con i fiocchi fuori fuoco che riempiono la scena. Per me molto bella.

Marco
vibrazioni
vibrazioni di elis bolis commento di pamar

Apprezzo molto questa fotografia. Personalmente ho un debole per le immagini di riflessi sull’acqua e questa è realizzata ottimamente con alcune accortezze che la rendono efficace. Solitamente un riflesso “fermo” si giova della presenza simmetrica dell’oggetto riflesso. Ne deriva quindi un’immagine con il doppio oggetto/suo riflesso che risulta molto azzeccata perché il riflesso fermo e definito sull’acqua immobile rende un’immagine doppia, simmetrica e speculare, dove l’originale ed il suo riflesso sono pressoché identici. In questo esempio che hai postato invece il riflesso è su una superficie acquosa in movimento che rende le linee e forme increspate ed indefinite. Includere l’elemento originante avrebbe portato ad una simmetria non uguale che avrebbe “svelato” in pieno la tipologia degli oggetti riflessi “mancando” tuttavia il gioco di simmetria identica. Il fatto di avere completamente escluso l’elemento fonte di riflessione (ed ogni elemento concreto) rende l’immagine una sorta di astratto indefinito e molto piacevole. Personalmente apprezzo anche l’avere escluso i colori. La scelta del B&N rende predominanti unicamente le forme ed evidenzia le loro caratteristiche e direttrici (parlo delle linee) che riescono a creare un piacevolissimo gioco di forme e gioco di spazi pieni e vuoti, tutto giocato su neri e bianchi. Per me un’ottima realizzazione.

Marco
Lido Marini
Lido Marini di Antonino Di Leo commento di pamar

una scena qualunque di quelle che sono abbastanza abituali dalle nostre parti, in Italia. tuttavia NON sembra un paesaggio italico. La luce, i colori e l’atmosfera e la pp rimandano (almeno me) da subito ad una scena tipicamente americana, magari di quelle zone di confine, quei paesi di passaggio fra USA e Messico. In questo risiede il connotato significativo di tale immagine. Scena nostrana ed ambientazione americaneggiante. Io personalmente ho dovuto guardare e trovare elementi chiarificatori (le scritte sulle insegne, le targhe ed il modello di automobile ecc.) per avere la certezza del luogo. Efficace.

Marco
St
St di littlefà commento di pamar

Questa immagine mi era sfuggita completamente. Questo perché non bazzico molto la sezione Studio & Fashion, fondamentalmente perché è un genere sul quale non mi sento ferrato per postare commenti sufficientemente significativi. Comunque ogni tanto ci bazzico e SBAM. Io solitamente guardo le foto postate ignorando chi è l’autore e badando solamente alla fotografia stessa, dopo “cerco” anche chi è l’artefice e devo dire che questo scatto mi ha fatto soffermare di botto….sai quando passi in rassegna una sequenza di immagini, quasi a raffica e con il tempo contato che corre…e poi SBAM….un colpo che ti blocca facendoti fermare di colpo. Surreale. Ecco il termine che mi è balzato in testa immediatamente. Devo ammettere che immediatamente ho visto quello che non c’è, probabilmente “portato” a questa congettura da quello che ci si aspetta data la stagione e data l’ipotesi più consona, perché io non vivo al mare e collego le spiagge con l’estate…..avrei scommesso che l’uomo fosse in un paesaggio innevato e che il tizio avesse con sé una pala..…una pala per spalare la neve. E anche questa congettura iniziale errata faceva trasparire qualcosa di surreale: ma il tizio è in mezzo al nulla….dove cavolo sta andando in mezzo alla neve? cosa deve mai spalare? E poi l’illuminazione improvvisa: ma quale neve, si tratta di sabbia ed il tizio è su una spiaggia…..e cresce ancora lo sconcerto e la sensazione di non capire un caz..OK, la situazione con la neve era strana ma addirittura su una spiaggia che cavolo sta facendo con una pala per la neve? Quando uno parte in tromba con una convinzione e certezza sbagliata non è immediato resettare la mente…non è una pala da neve è una pala comune. OK tutto chiaro ora si tratta di una situazione comune e quasi banale. Banale? Banale e comune un cavolo…..nella sua stranezza era piu’ “normale” quando pensavo fosse un uomo in mezzo alla neve…..ora è anche più surreale ed intricato…..
Poi meditando ed assimilando il tutto con calma si arriva alle probabili risposte ma, inizialmente arrivano elementi che sono di dubbio invece che chiarificatori facendo sempre più emergere una grande sensazione di surreale. il tutto poi, nella foto contribuisce a rendere la scena interrogativa. Dalla composizione all’assenza di colori (ottima scelta ilB&N) all’orizzonte e sfondo non visibili, alla posa dell’uomo che è indice di una andatura tranquilla e compassata da inglese nella City. Insomma, concludendo uno scatto veramente ma veramente notevole ed efficace. Uno dei piu’ validi che ho visto qui’ su P4U. e non ci metto la stellina unicamente perché io non le metto mai; non perché non le trovo carine ma semplicemente perché spessissimo non mi ricordo di farlo, quindi ho deciso di non farlo di default e via. Altrimenti questa fotografia avrebbe (per me) meritato non una stellina ma almeno una stella cometa o una supernova.

Marco
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