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Commenti
Figaro
Figaro di nerofumo commento di pamar

“Raccontare” tramite fotografie una vicenda non è banale. Raccontare una situazione di vita vissuta che porta con sé uno stile di vita legato a luoghi e situazioni che sono particolari e quasi fuori dal mondo non è per nulla facile e si corre il rischio di andare “fuori strada” e perdere il filo del discorso. Tra le altre cose si finisce per eccedere con alcuni aspetti ed evitarne altri che invece sono necessari. Questo portfolio mi pare ben fatto. Prima di tutto per la sua lunghezza. Trovo il numero di fotografie ottimale per “raccontare” la storia in modo esaustivo e non ripetitivo. Le singole scene, con inquadrature di dettagli alternate a momenti con scene più ampie mi sembra formino una buona amalgama. Ne scaturisce un lavoro in grado di illustrare un mondo “a parte”, abitudini di vita dimenticate, senza sfociare nel rischio di fare apparire il tutto come strano ma conservando sempre una sorta di rispetto.

Marco
Le mie 90 primavere
Le mie 90 primavere di nerofumo commento di pamar

Perdonatemi, vado a commentare un altrui commento invece che “solamente” la fotografia di questo post. Parto da essa e poi mi soffermo sulle parole di Bruno.
Trovo lo scatto molto efficace e ben pensato. Vincente il fatto di non avere inquadrato la protagonista frontalmente, facendo vedere il suo volto. L’inquadratura posteriore ha comunque dei connotati che immancabilmente e senza esitazioni riconducono alla tipologia di persona. Pettine, acconciatura, tinta dei capelli. Per assurdo questo suo essere palesemente un ritratto di donna anziana ma non identificabile con una precisa persona, la rende simbolo di donna di una certa età e simbolo che ciascuno può ricondurre alla sua personale esperienza di vita.

Bruno, forse sono io che interpreto in modo non corretto le tue parole. In tal caso la mia puntualizzazione perde le sue motivazioni. quanto non comprendo è l’affermazione: “quando una foto ti appartiene assume sempre un significato che va oltre le apparenze….” e poi: “la tecnica in questi casi non esiste perché ti porterebbe fuori dalla sua percezione di appartenenza…”
Come ho detto reputo questo scatto efficace. Efficace e capace di trasmettere emotività e sentimenti. La cosa più difficile, nel fare una fotografia è renderla capace di trasmettere quanto ha colpito il fotografo stesso e rendere il fruitore partecipe di quanto ritratto e del momento immortalato. Colui che scatta la fotografia ha tutto un background che NON ha colui che la guarda. tale insieme di esperienze, conoscenza dei fatti, delle situazioni e del momento vissuto non sono sovente esplicitati da un’immagine. L’immagine si riduce ad una particolare situazione, ad un momento fermato ma nulla di più. Tutto quello che conosce il fotografo e che rende per lui palese la fotografia non è detto che lo sia per il fruitore. Esempio stupido: foto di un aereo che decolla. Per il fotografo potrebbe significare moltissimo perché à legata al momento della partenza dopo un incontro che gli ha cambiato la vita. Ma il fruitore come lo capisce vedendo la semplice foto? Ci vede semplicemente un aereo che decolla. Se invece nella foro viene ripreso, oltre all’aereo in decollo anche una persona triste che ü rimasta a terra…forse ci si avvicina maggiormente alle motivazioni che permeano il momento. Per questo motivo io dissento dalla tua affermazione che “la tecnica in questi casi non esiste”. Quando affermi che “quando la foto ti appartiene assume un significato che va oltre le apparenze” sono d’accordo, mai un’immagine può raccontare quanto è proprio del fotografo ma può avvicinarsi a rendere comprensibile la situazione. Per farlo le possibilità del fotografo riguardano solo la tecnica, la composizione, il modo di illustrare il momento. Un conto è essere maniaci dei tecnicismi, diverso è essere consapevoli della tecnica e saperla usare per rendere espliciti i propri fini.

Marco
'''
''' di opeio commento di pamar

Certamente contano più le foto delle parole. Tutte le opere visuali famose lo sono per sé stesse, non per le parole spese su di esse. Su questo siamo d’accordo. Quanto non mi pare utile o esplicativo è il tuo commento circa le tre diverse interpretazioni dell’oggetto del tuo scatto. A ben vedere ogni cosa è passibile di diverse interpretazioni. Tra le altre cose il mio appunto non verteva circa l’oggetto dello scatto ma sulla sua modalità di mostrarlo soprattutto in rapporto al modus operandi.

Marco
Ognuno alla ricerca del "proprio scatto"
Ognuno alla ricerca del "proprio scatto" di fabio.alfieri commento di pamar

Speriamo che la fotocamera sia tropicalizzata......

. Marco
caffettiere colorate
caffettiere colorate di Anna Marogna commento di pamar

Filosofia.... pensa che io che ho fatto lo scientifico ho scelto di portare proprio filosofia come orale alla maturità....uno dei pochi fra tanti.

Marco
caffettiere colorate
caffettiere colorate di Anna Marogna commento di pamar

TERESA, BRUNO dopo prendo un dizionario e una enciclopedia....

Scherzo. (mica troppo non ho compreso bene tutto.....)

Marco
I colori del buio
I colori del buio di essedi commento di pamar

Senza dubbio un’immagine efficace e capace di colpire. Secondo me ha delle doti indubbie che risiedono nel suo essere costruita con tutti i crismi del caso e che ha quindi la capacità di essere netamente sopra la media come valenza estetica e capacità di non essere banale. Io ci vedo delle caratteristiche/doti:
pulizia e semplicità compositiva: pochi elementi messi al posto giusto
Gli elementi che sono protagonisti (e che poi sono i soli presenti) risaltano nella loro colorazione. Non tanto perché sono saturi o altro ma per il loro essere luminosi su uno sfondo scuro. Da che mondo è mondo risalta piu efficacemente ed è “presente” in modo preponderante un elemento chiaro su sfondo scuro piuttosto che scuro su sfondo chiaro.

Molto efficace

Marco
La prua
La prua di essedi commento di pamar

Un megalodonte
un facciotto
lo squalo
Un pulcino gigante
Personaggio dei cartoni animati

Tutti ci hanno visto qualcosa di diverso e che nulla ha a che fare con l’oggetto in questione che è una nave, la sua prua. Intendiamoci, ci vuole un nulla per capire che è una prua ma al pensiero giungono anche molte fantasie e congetture. La decontestualizzazione viaggia alla grande in questa fotografia e ha successo grazie alla capacità dell’autore di scegliere un punto di ripresa e una parte del tutto in modo ineccepibile. Pochi elementi , sfondo pulito, muretto “strategico”. Tutto costruisce il risultato del gioco in maniera essenziale ed efficace. Penso che se prima di vedere questa fotografia avessero chiesto se fosse possibile rendere “altro” la prua di una nave di tale stazza….pochi avrebbero detto che il risultato poteva essere di tale entità. Complimenti.

Marco
Matera
Matera di nerofumo commento di pamar

mi piace questo scorcio. Una zona di casupole di paese arroccate e strette l’una all’altra come a Matera può essere. Il soggetto pare essere la vetrinetta votiva ed essa risulta quasi “racchiusa”. La parte per il tutto simboleggia un luogo e lo richiama immancabilmente. Pochi elementi e dettagli per dire tutto quello che serve. Anzi, mi rimangio quanto detto, il soggetto è Matera e la vetrinetta, con le casette abbarricate ed i viottoli sono elementi unici che anche da soli e visti a frammenti la simboleggiano egregiamente. Bella prova.

Marco
caffettiere colorate
caffettiere colorate di Anna Marogna commento di pamar

Un altro bell’esempio (come altri che ho visto recentemente sul forum) di decontestualizzazione. Questa volta eseguito con la modalità una parte per il tutto, ossia viene estrapolato un dettaglio di un oggetto invece che tutto nella sua interezza. I risultati saranno vari a seconda dell’oggetto preso e soprattutto di quale parte di esso sia estrapolata. Inoltre, secondo me, ha molto peso anche il contesto e la situazione ambientale dove è raffigurato il dettaglio. In questo bell’esempio per esempio viene immortalata una parte abbastanza intuibile di un oggetto ma il fatto di “levare” dall’inquadratura ogni elemento paesaggistico utile alla sua contestualizzazione, rende la parte meno palese. Certamente si comprende di cosa si tratta ma non immediatamente…da prima balzano all’occhio la composizione, i colori e l’estetica della fotografia, poi ci si sofferma sugli oggetti e si riesce ad ipotizzare di cosa si tratti. Comunque, tale immagine è tutta giocata sul colore. Prima cosa che balza all’occhio è il cielo e i colori, a lui complementari, dei “cappellotti”. ne deriva un accostamento cromatico molto piacevole ed interessante. Colori vivi e presenti ma che rifuggono da un ipersaturazione che sarebbe inutile e deleteria. Poi non è da poco il fatto che i colori dei 4 cappellotti non siano casuali ma dal giallo ad un arancione scuro. Bella poi la composizione, con i 4 cappellotti alla base che “poggiano” sulla linea inferiore del fotogramma e tutto quel cielo azzurro uniforme ma inframmezzato dalle minuscole ondine di nubi . Ho letto di recente, non ricordo dove, che nelle composizioni essenziali e minimal ha un grande peso il numero degli oggetti. Mi permetto di parlartene: sembrerebbe che se ci sono degli oggetti identici come forma, risulti visivamente più piacevole proporli in numero dispari, 3, 5. Io non ho provato, ma escludendo un cappellotto dei 4? Ipotesi tanto per giocare.

Marco
St
St di littlefà commento di pamar

Questa fotografia, senza dubbio affascinante, contiene due anime che riescono ad amalgamarsi l’una l’altra in maniera ottimale: paesaggio e figura umana. Danno vita ad un’immagine dai risvolti surreali e a suo modo divertente ed accattivante. Ho definito il risalutato “surreale”. Questo termine non vuole dire strano o che non sta in piedi ma intendo dire che il risultato estetico è un momento sui generis dove non si ravvisa mancata amalgama fra i due componenti (paesaggistico ed umano) e dove essi generano un episodio particolare. Le due parti sono in grado di produrre un amalgama che ha come risultato una scena accattivante. A mio avviso l’ambiente ha è particolarmente ben fatto e potrebbe reggersi benissimo da solo, senza la figura, come fotografia paesaggistica. Texture, ombre che danno volume, composizione, bel B&N….direi che ha molti connotati in regola. E in più la ciliegina sulla torta, che “trasforma” la foto da semplice raffigurazione paesaggistica, in una visione surreale, un momento accattivante e capace di rendere la fotografia un qualcosa di…”diverso” e che rimane impresso.

Marco
St
St di pulchrum commento di pamar

una proposta che non è nuova: prospettiva aerea di alture che si estendono in lontananza. Una bella novità: uso del B&N. Questo connotato non è comune ed il risultato non è per niente banale. intendiamoci, io ho un debole per questo tipo di rappresentazione e sarebbe stata fantastica anche a colori. però in B&N acquista una valenza non comune ed intrigante. Senza colori si pone l’accento ancora maggiormente su toni e forme, sull’estendersi in lontananza dei piani e sui chiari/scuri che “costruiscono” la scena. E poi tutta quella parte racchiusa dalla coltre nebbiosa a destra è veramente intrigante e rafforza, per paragone, la presenza e l’alternarsi delle alture sulla sinistra.

Marco
Linea di sabbia
Linea di sabbia di Flavia Daneo commento di pamar

Mi piace. Mi piace al 98%.....c’è solo un piccolo dettaglio che non mi risulta ottimale; non riguarda colori o composizione o taglio ma la resa della sabbia nelle dune. Ci vedrei meglio più dettaglio, invece mi sembra una superficie troppo uniforme come fosse colorata. Fatto salvo questo devo dire che la trovo un’ottima proposta. Semplice, pulita e lineare. I giusti elementi messi al posto giusto. Trovo estremamente intrigante l’aver voluto/saputo fare occupare a gran parte del fotogramma la parete della duna che, introduce per assurdo, nonostante la sua rossastra uniformità, un elemento di “movimento” grazie al bellissimo gioco che crea con la sua ombra che la divide in due zone diverse. Il dettaglio veramente affascinante è proprio la linea curva che separa le due zone della duna….pare quasi un ghirigoro fatto in quel modo di proposito dal vento e dalla natura. Sembra quasi una sorta di parte di chiave di violino o di simbologia musicale e sembra quasi di udire la musica suonata dal vento. Un suono melodioso che ha impietrito nell’ascolto gli alberelli ai piedi della duna….e di tre due sono rimasti li fermi in eterna attesa, ormai spogli. Va bè dai, ho forse ecceduto con il racconto fantasioso…ma quello che voglio dire è che trovo estrema linearità, calma e poesia in questo scatto. La capacità di essere meditativo e di risultare intrigante nella sua pulizia della composizione. Pochi elementi al posto giusto. Nulla sembra mancare e nulla vorrei cambiare. E poi, ripeto, quella semplice linea sulla duna che rompe la monotonia ed introduce quel quid capace di “muovere” la scena. Muoverla non togliendo tuttavia quella sensazione di calma eterna che permea lo scatto. Quasi come se il tempo si fermasse a meditare senza il suo incessante scorrere. Top one.

Marco.
Gabbie
Gabbie di tanaliberatutti commento di pamar

Fotografia interessante e particolare. Particolare perché basata solo su forme. Il B&N riduce tutto a forme che spiccano grazie alla differenza tonale rispetto allo sfondo. Ne deriva che l’ombra essendo scura e spessa risulta ben visibile e presente e forma con la gabbia stessa un gioco di forme che si amalgamano e “disegnano” una bella struttura quasi confondendosi fra di loro. Cosa è ombra e cosa è struttura? Ne deriva un gioco molto intrigante.

Marco
Odontofobia
Odontofobia di batstef commento di pamar

Non so voi, ma una scena del genere io la trovo angosciante….forse angosciante è un termine troppo forte…diciamo che è un qualcosa che toglie serenità e pacatezza. Una scena che dopo averla vista porta ad una certa perdita di serenità. Forse sono io che la “sento” particolarmente perché sono un cagasotto quando si tratta di dentisti ed affini, tuttavia trovo la scena “forte” per due ragioni legate a cosa è raffigurato e un paio di ragioni legate al come è raffigurato. Viene raffigurato uno studio dentistico. Uno studio dentistico del passato. Tolta la tipologia di cosa è raffigurato ha un grande peso il fatto che sia desueto ed attinente ad un periodo storico che non abbiamo vissuto o che comunque ci pare desueto. questa impressione è rimarcata dal suo essere in abbandono e diroccato. Ci richiama come funzionavano le cure mediche nel passato ed in special modo operazioni dentali che oggi sono di prassi. Anestesia? Era come quella odierna? La facevano? andare dal dentista era impresa da eroi…e la fantasia vola e tira in ballo congetture che poi non c’entrano nulla ma che arrivano quasi naturali: sofferenza, dentisti sadici, tortura…si, lo so che non c’entrano nulla questi pensieri ma vengono a galla e si rafforzano anche e soprattutto grazie allo stato di abbandono della struttura, che accentua ancora maggiormente il senso di tempi andati e progresso non ancora avvenuto. E poi, dai, la poltrona del paziente cosa è? Sembra una cosa preistorica e uno strumento di tortura….e quel camice ancora appeso…adesso compare il malvagio.
La composizione ed il B&N poi li trovo perfetti. B&N che toglie tutto quanto è superfluo per accentrare l’idea di angoscia. Niente colori che avrebbero potuto abbellire ed “addolcire” la scena. solo forme, oggetti, connotati di quel luogo. Niente orpelli, solo il posto, gli strumenti, il degrado e tutto quanto ne deriva. E poi, il tocco, di classe (dell’autore), l’aver inquadrato il tutto con l’immagine riflessa da uno specchiio. Vista parziale, incompleta e sincopata ed esclusione del luogo nella sua completezza…..senza vie di fuga e quasi obbligato e “rinchiuso”. Mamma mia che angoscia, fortuna che chiudo e cambio foto….scherzo: grande prova dell’autore, per me foto da 10 e lode.

Marco
L'apocalisse
L'apocalisse di Michelangelo Ambrosini commento di pamar

Grazie per la spiegazione Michelangelo.

Marco
'''
''' di opeio commento di pamar

Non mi convince. Non mi convince rapportato alla tua produzione, alle tue idee. Le tue fotografie presentano sempre e comunque, evidente o nascosto, un interrogativo o una domanda. Nulla è sempre e solo certezza. vuoi per l’uso dello sfocato, vuoi per la non completa chiarezza di quanto è raffigurato. In questo caso vi è un elemento perfettamente definito ed immediatamente noto e consono, nell’atto di fare un gesto universalmente noto. Tu dirai “perché quel gesto?”. Vero, manca il perché ma a questo punto ogni foto che rappresenta una persona ha delle domande in sé: un ritratto dove il protagonista sorride potrebbe far dire “perché ride?”. Insomma un gesto inequivocabile….come uno smile che è un simbolo inequivocabile ed universalmente noto. Ho visto male? Ho frainteso? Potrei non avere colto il senso di questa tua scelta.

Marco
°ç°
°ç° di niente da capire commento di pamar

Trovo sia uno scatto intrigante. Alcuni elementi compositivi e la scelta del B&N mi sembrano azzeccate e danno al fotogramma quel qualcosa in più che lo valorizza e sottolinea dei connotati basilari per creare la giusta atmosfera e veicolare il messaggio trasmesso. Il B&N ci sta benissimo. Ha una duplice funzione, puntualizza l’attenzione sugli elementi e personaggi, inoltre contribuisce a creare un’atmosfera di tempi non recentissimi che rendono la scena ancora più intrigante. Personalmente io lascerei il taglio così come è, senza eliminare parte del cielo. Ho provato per curiosità ad eliminarlo ma il risultato è privo (secondo me) di alcuni connotati che vengono sottolineati proprio dal cielo vuoto sovrastante. Per esempio la nube risulta ancora maggiormente vicina ed incombente sui personaggi; il cielo sovrastante rende la nube inverosimilmente prossima alla gente. Senza tutto quel cielo l’effetto risulta meno marcato. Ecco, se proprio dovessi cambiare qualcosa, renderei il bianco della nube piu' "bianco", in modo che risulti piu' presente contro tutto quel cielo nero. Cosi' forse risalta meno del dovuto.

Marco
L'apocalisse
L'apocalisse di Michelangelo Ambrosini commento di pamar

Nelle fotografie di paesaggio in generale e in particolare in quante puntano alla bellezza estetica ha un peso enorme il tipo di soggetto ritratto. Spettacoli della natura unici ed irripetibili e non comuni, come lo è un’aurora boreale, non hanno pari. Vederla dal vero deve essere qualcosa di indescrivibile. Io per esempio non ne ho mai vista una e le uniche cose che posso dire derivano da filmati o fotografie, non ne ho insomma un’esperienza diretta ma solo “riportata”. Prendi quindi quanto dico con le dovute attenuanti. Vedendo la fotografia ci trovo degli elementi non ineccepibili: chiari quasi bruciati e definizione non ottimale e (forse) anche la composizione poteva essere migliore in alcuni dettagli. Che dici? Ci tengo comunque a dire che si tratta di scatti molto piacevoli e sto’ cercando il classico pelo nell’uovo.

Marco
La bolgia
La bolgia di Antonio Mercadante commento di pamar

A mio avviso il titolo in una fotografia ha poca importanza e conta poco rispetto alla foto stessa. Diciamo che mai un titolo fantastico può risollevare una foto mediocre e viceversa un titolo pessimo potrebbe penalizzare un grande scatto. tuttavia nel caso di questo scatto mi rimangio (quasi) quanto detto poc’anzi e prendo spunto dal suo titolo “La bolgia” per intavolare un discorso su di essa. Il titolo scelto ha il merito di non essere una semplice parola descrittiva dello scatto, non “dice” semplicemente cosa viene rappresentato nella raffigurazione. Esso sottende un’interessante discorso circa quanto vuole comunicare la fotografia stessa e diviene elemento capace di aggiungere un connotato di rilievo e che mi ha fatto sorgere tutto un insieme di pensieri e valutazioni in seguito all’aver visto tale immagine ed il titolo che la accompagna. “Bolgia” un termine che normalmente si associa a ressa, chiasso. Non per nulla Dante, nella Divina Commedia, chiama bolge le zone dell’ottavo cerchio dell’inferno (non me lo ricordavo, sono andato a cercarlo in Google). Il soggetto dello scatto è un insieme eterogeneo di persone in un momento festante e chiassoso. Il titolo quindi ben si adatta ad essa. Tuttavia se la analizziamo con attenzione la fotografia risulta ottimamente costruita. Intendo dire che trasmette l’atmosfera di confusione e bolgia ma NON è confusionaria. Probabilmente (anzi sicuramente) è grazie alla sua costruzione a suo modo pulita e lineare, che riesce a ricreare e trasmettere il mood del titolo senza tuttavia debordare in un ammasso senza senso di elementi. Trasmettere e raffigurare una sensazione o un sentimento non è facile raffigurando un dettaglio della scena nell’esiguo spazio di un fotogramma. Se lo paragoniamo ad una scena vista dal vivo prima di tutto non ci sono suoni e profumi. Poi immancabilmente ci sono i 4 lati che racchiudono e parzializzano la vista. Tutto è compresso lì dentro e a quello spazio si deve adattare. Prendiamo una scena come questa: dal vivo lo sguardo coglie uno insieme ampio e si sofferma su zone scelte. Ci sono suoni, tridimensionalità e soprattutto la nostra vista non è parzializzata verso una zona e gode della capacità di spaziare e muoversi. In uno scatto la scena è ridotta ad un frammento scelto, fisso e racchiuso. Così è e così rimane. Racchiuso, parziale, compresso. Nel volere rappresentare ressa, festa e confusione è fin troppo facile ottenere uno scatto confusionario, perché risulta quasi automatico passare dal voler simboleggiare la confusione all’ottenerla davvero nel fotogramma. Come dicevo, in questo scatto, viene rappresentata la bolgia ma graficamente non è confusionario. Ci sono tante piccole accortezze nella costruzione: prima cosa vi è un elemento di interesse, un protagonita che risalta sia per la sua azione sia per la sua collocazione e sguardo. egli è spostato leggermente in primo piano rispetto algli altri componenti la scena. Si trova sui ¾ del fotogramma e soprattutto il suo sgurrdo (unico rispetto agli altri) risulta ben presente, quasi fisso verso un punto e rivolto verso l’esterno e l’avanti rispetto al fotogramma. Quindi ha peso la sua azione ma sono basilari per sottolinearlo la sua collocazione ed atteggiamento. Secondariamente guardando le zone lungo i bordi del frame non ci sono elementi fastidiosi che potrebbero sporcare la scena. Non ci sono parti di volti o frammenti. Anche i volti tagliati lo sono in misura tale da non creare frammenti strani ma volti riconoscibili e puliti. e poi, non banale, alcuni punti di forza creano delle direttrici che accompagnano lo sguardo. Per esempio gl,i occhi del protagonista con la mazza colorata e la tracolla del tamburo ed il tamburo stesso formano una linea diagonale. Oppure (non banale) anche la linea diagonale dello sfondo fra zona colorata panna e quella marrone che segue l’andamento delle teste delle persone. Insomma, tante piccole cose, alcune capitate a fagiolo casualmente, perché in uno scatto del genere non puoi certo mettere in posa le persone. Tuttavia scena vista e voluta nei connotati che contano come la posizione del protagonista ed il framing complessivo.

Marco
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