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Commenti da pamar
Commenti alle foto che gli utenti sottomettono alla critica
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Commenti
Mare01
Mare01 di Antonio Mercadante commento di pamar

Bella idea. Mi soffermo solo su un dettaglio che reputo fondamentale per rendere questo scatto ottimo: la scelta del B&N. Dolo forme e toni che (senza il colore in questo caso non essenziale e forse d’intralcio) e porre così l’accento sulla scacchiera, seguita dalla balaustra poi dalla linea del mare/cielo. Geometrie pure e loro bella evidenziazione. Cosa avrebbe potuto dare il blu’ del mare o l’azzurro del cielo o ancora i toni della balaustra che sarebbe stato basilare e non una distrazione ? Io dico nulla. Ottima scelta il B&N.

Marco
s.t.
s.t. di liut766 commento di pamar

A volte sono piccoli elementi che “danno” un qualcosa ad uno scatto e lo differenziano da altri in tutto simili; lo differenziano nel bene e nel male (qui’ in positivo). Vedi in questo caso lo sbuffo di nuvola in basso a destra che è evidente per forma, colore e posizione.

Marco
Nel bosco
Nel bosco di pulchrum commento di pamar

Bella idea. Mi piace quasi tutto: modo di rappresentare il soggetto, colori, fuoco selettivo ed annesso sfocato dello sfondo, la presenza delle due fasce sfocate sullo sfondo che richiamano i due rametti., il formato scelto. unica cosa che, secondo me, balza da subito all’attenzione ed inficia l’armonia generale è l’accostamento al bordo del fotogramma del rametto a sinistra. Con aria come nel rametto a dx sarebbe stata una scena ottimale in tutto.

Marco
Ghost in the woods
Ghost in the woods di Magh commento di pamar

Lo ammetto, ho un debole per le scene di paesaggi naturali uggiose o nebbiose e questa mi piace. Non solo per la tipologia ma anche per la costruzione. Sarebbe semplice immergere una scena nella nebbia che ovatta tutto ma qui’ c’è un elemento (fondamentale) che risalta nella leggibilità e funge da “piede” per lo sguardo: mi riferisco alla base dei tronchi in primo piano ed al tappeto di foglie rosse/marroni.

Marco
...
... di gattapilar commento di pamar

Ho sempre avuto un debole per i dittici e se non erro tu ne stai proponendo vari; alcuni molto interessanti. Questo è uno che reputo tale. Quello che balza all’occhio immediatamente è la sua immediatezza, il legame fra le due immagini che lo compongono. Spesse volte i dittici si basano fra una corrispondenza grafica o di tipologia del soggetto. Altre volte vi è un legame non grafico ma concettuale che richiede una lettura non immediata. In questo caso io ci vedo sia una corrispondenza (a suo modo) grafica che di significato. Hai saputo simboleggiare un elemento non “visibile” come l’aria grazie ad elementi estetici tangibili che la richiamano in modo palese ed abbastanza immediato, per poi passare ad un piano concettuale richiamando l’effetto dell’aria e la sua presenza dovuta agli elementi concreti presenti. Un bel lavoro.

Marco
aria
aria di randagino commento di pamar

L’emblema della semplicità. E potrei fermarmi qui, avrei detto tutto quanto c’è da dire.
Si, perché “semplicità” è un termine che dice tutto. Non voglio essere frainteso con l’uso di questa parola, perché essa può avere connotati positivi e pure negativi. Semplice può avere un senso diminutivo e quasi banalizzante, dare un connotato capace di sminuire. Non è per nulla quanto intendo con “semplicità” riferito a questa fotografia. Pulita, lineare, efficace, senza fronzoli, priva di dettagli superflui, capace di colpire e di arrivare dritta all’obbiettivo….questo intendo con “semplicità”. Dal formato quadrato che racchiude la scena, ai soli due colori presenti, dalla composizione agli elementi presenti capaci di stagliarsi senza sovrapposizioni e capaci di conservare la loro siluette. C’è tutto quanto serve e nulla è di troppo. una scena armoniosa ma non banale o troppo statica (grazie anche agli uccelli in volo).

Marco
Riflessi di Vita
Riflessi di Vita di batstef commento di pamar

Mi piace. E molto. Questo è un modo “diverso” ed avvincente di rappresentare un’ambientazione. di descrivere un luogo e le sue caratteristiche. trovo siano ben fatte le inquadrature, tutte con la caratteristica di non essere completamente incentrate sull’immagine riflessa negli specchi. Vi è sempre una cornice del luogo dove é fissato lo specchio ed essa lo contestualizza fornendo una traccia più o meno ampia, (comunque sempre chiara) del contesto di dove esso è collocato. Di base questa caratteristica, poi una sorta di “presenza” diversa delle immagini riflesse, probabilmente date dalla natura stessa degli specchi. Una evidenza dovuta ad una sorta diversa luminosità delle immagini in essi riflesse. Una diversa evidenza quasi si trattasse di scene evidenziate rispetto al contesto nel quale sono inserite. Diverse non per tipologia di ambientazione ma per il loro avere un’intensità e “presenza” particolare. D’altronde questa ö una caratteristica delle immagini riflesse allo specchio, dovuta anche al mostrarci quanto è normalmente alle nostre spalle. Le immagini mi intrigano tutte; forse non mi esalta l’ultima, non tanto per il suo essere minuscola (l’immagine riflessa); ma per la scarsa leggibilità della scena nello specchio.
Un’ottima serie. Vincente sia per l’idea che ne è alla base sia per la realizzazione.

Marco
Castelmezzano under the moon light
Castelmezzano under the moon light di Michelangelo Ambrosini commento di pamar

Ciao a tutti. Rispondo a SandroAmos. Personalmente non sono un estimatore dell’effetto WOW. Fondamentalmente perché reputo che un trattamento per ottenere un look che suscita meraviglia ad un primo sguardo non abbia poi i connotati per rendere lo scatto sopra la media nel proseguo. Intendo dire che l’immagine appare superlativa e suscita emozioni al momento ma non conserva questi connotati a lungo. Se mi passi l’esempio è come paragonare uno spavento provocato da una persona che balza di fronte a noi da dietro un muro ad un sentimento di affetto. Uno spavento è una sensazione dirompente, forte ed improvvisa ma dura un istante. Se arriviamo a provare affetto per una persona il sentimento non è dirompente nell’immediato appena conosciamo la persona ma è passibile di nascere, crescere, solidificarsi e “durare” nel tempo (sicuramente più di uno spavento momentaneo). Ecco, una fotografia WOW usa il suo look per colpire nell’immediato, ma tale parvenza estetica non ha connotati salienti oltre ad essa; è una sorta di patina (spesso, non voglio generalizzare) sotto la quale “manca qualcosa”. Si arriva poi a fotografie che alla lunga sono tutte uguali e delle quali non rimane traccia nella mente. Non vi è (spesso) l’aggiunta di un quid oltre alla semplice meraviglia da primo impatto. Una foto come quella postata da Michelangelo non la inserisco nel filone effetto WOW. La scelta estetica non ha il solo scopo di creare meraviglia estetica. La volontà di rendere giallo intenso le luci attribuisce dei connotati al paesaggio che vanno oltre il mero estetismo ma che hanno una precisa motivazione espressiva esposta precedentemente dall’autore stesso. Un scelta legata alla sua volontà di trasmettere il suo stato d’animo all’atto dello scatto. Quindi non semplice look fine a sé stesso.

Marco
Castelmezzano under the moon light
Castelmezzano under the moon light di Michelangelo Ambrosini commento di pamar

Dal post di questa foto è nata un’interessante discussione circa l’attinenza o meno al vero di questa fotografia, dove ciascuno ha espresso le proprie idee. Da parte mia dico che questa immagine non è pienamente attinente alla realtà come la vediamo e percepiamo dal vivo. Tuttavia sono stra-convinto che questo non inficia minimamente la bellezza di questo scatto; anzi, a dirla tutta (a mio avviso) rende lo scatto sopra le righe in positivo. Immagino questa scena con le luci meno gialle e ci trovo un qualcosa di più banale….non capite male, forse il termine banale non è appropriato, forse sarebbe meglio dire “conson” o “comune”. Ho usato la parola “banale” per sottolineare fortemente che tale interpretazione si discosta grandemente dalla prassi fornendo un connotato capace di rendere lo scatto particolare e differente dal comune. Tale differenza fornisce una visione che è intrigante e colpisce nel segno. Rende un atmosfera vincente e capace di introdurre visioni ed interpretazioni non consone che si discostano dalla prassi e rendono il paesaggio vincente. E poi tutto dipende da come ci si accosta alla fotografia di paesaggio. Deve essere sempre una riproduzione del reale o una sua interpretazione? Allora la fotografia in B&N è fedele alla realtà? Basta un minimo intervento per discostarsi dalla realtà dei fatti. Se aumento un poco il contrasto? se intervengo con curve e livelli? se faccio scorrere un centinaio di foto postate nel forum non ne trovo nessuna che posso classificare in pieno come riproduzione fedele e pari pari del reale. E non cambia nulla col digitale, era così anche con la pellicola. Un uguale paesaggio ripreso con la Provia o la Velvia o l’Astia dava risultati diversi. Quale era più “vero”?
A mio parere NON esiste una fotografia che riproduce sempre e comunque la realtà. Si può avvicinare ad essa, raggiungerla al 100% no.

Marco
Colori d'Islanda
Colori d'Islanda di pierlu commento di pamar

Vedo in ritardo e commento solo ora questo bel lavoro. L’hai intitolato colori d’Islanda, e mi pare sia un nome veramente appropriato. Probabilmente oltre i colori sono ancora più concordanti le tonalità delle varie scene che hai ripreso e di conseguenza l’atmosfera che permea l’insieme delle fotografie. Grande fascino è dato dal luogo immortalato; località che hanno un grande appeal e vedute non comuni per noi. Tuttavia quanto rende veramente avvincente il portfolio è il suo essere stato realizzato ottimamente, sia come singole immagini che giudicando il loro insieme a formare un portfolio. Esso risulta veramente omogeneo e vede le immagini che si susseguono strettamente legate l’una l’altra per stile e modalità di realizzazione e confezionamento finale. Penso che questo non sia elemento facile o di poco conto; spesso un insieme di immagini stupende singolarmente, non si amalgamano l’una l’altra in modo fluido, pur rappresentando lo stesso soggetto. Qui invece tutto “scorre” e si dipana in modo fluido e senza intoppi o tentennamenti e sembra estremamente naturale il passaggio lungo le immagini da l’una all’altra. il lavoro vede alternarsi ora vedute piu’ ampie ora strette o dettagli, senza alcuna sensazione di eccesso dell’una o dell’altra componente. Quanto secondo me rende comuni le varie immagini è la presenza di un elemento “protagonista” in ognuna di esse; un dettaglio che (in un certo senso) focalizza l’attenzione sia in vedute ampie che inquadrature di singoli elementi. strisce di terreno con colore evidente, pozze d’acqua o simili ecc. nelle vedute panoramiche; segni nel terreno, forme , nebbie ecc. nelle viste piu’ dettagliate. Insomma, concludendo, un portfolio che reputo notevole sia come singole immagini ma soprattutto per l’omogeneità che lega i singoli tasselli a dare un insieme veramente ottimo.

Marco
i Guardia...ali...
i Guardia...ali... di giubbarossa commento di pamar

Le tonalità complessive dell’immagine sono poco buone. ma hai colto un momento bellissimo per la posa dei tre volatili. Quindi lo reputo un buono scatto. Immagino cosa sarebbe stato con una luce e tonalità ottimali. Da 7 a 10 e lode…..

Marco
Amore di papà
Amore di papà di Emanuela53 commento di pamar

in questo caso, devo proprio dirlo, le valutazioni circa composizione, framing, toni e quant’altro sono superflue (peraltro in questa foto mi paiono ineccepibilmente eseguiti). Quello che “è” la fotografia sta tutto nel soggetto e nella scena ritratta. Per chi si rivede in una situazione del genere non manca nulla di nulla.

Marco
Ombrellone
Ombrellone di Paranda commento di pamar

Dico la mia. Ho letto i vari commenti e le valutazioni circa la non perfetta precisione geometrica dell’ombrellone. a mio parere (non voglio andare contro nessuno, si tratta solo di come la vedo io), in una fitografia di questo genere la cosa non ha il minimo peso. Questo perché il soggetto non è un manufatto architettonico che ha nel reale accuratezza geometrica e quindi vuole una resa ineccepibile, ma un arnese che di suo, nella realtà, non possiede una rigidità che crea una precisione geometrica perfetta (sfido a trovare un ombrellone geometricamente perfetto nella realtà). Fatta questa premessa io ritengo che comunque in questa foto non vi sia una non-precisione tale da risultare visivamente fastidiosa. La foto si regge su altri connotati quali pulizia, semplicità, contrasti fra due tinte opposte, scelta del formato quadrato che raccoglie…..
Per me ottima così come è.

Marco
Siesta
Siesta di PieroF commento di pamar

Certe immagini giocano e hanno come punto di forza il grafismo ed i colori o le forme. Altre si basano sulle sensazioni che vogliono comunicare. Questa la classifico senza ombra di dubbio nel secondo gruppo. Tuttavia, sempre, le sensazioni ed il messaggio che una fotografia vorrebbe veicolare si regge “anche” sul come un’immagine è costruita, sulla composizione, i toni e le tinte. Intendiamoci, se il soggetto è forte esso riesce ad emergere comunque ma lo fa in modo più efficace e diretto ove è sorretto da una buona costruzione dell’immagine. In questo caso, come detto, è preponderante il lato comunicativo dell’immagine, ed esso si regge ed è veicolato da una costruzione e realizzazione molto buona. La medesima aula illuminata dalla luce del giorno, con colori vivi e tono vivaci avrebbe comunicato “altro” invece che quanto detto dal titolo. L’autore ha avuto l’intelligenza di associare in modo indissolubile la grafica, con l’atmosfera desiderata. Bella prova.

Marco
St
St di littlefà commento di pamar

Questo scatto, devo dirlo, è sui generis. Mi riferisco al suo essere in B&N. Si tratta di una scelta non comune per tale soggetto. Un paesaggio marino, una spiaggia, una costa ed un cielo con veli di nubi. Se provo ad immaginarlo a colori, immagino delle tinte stupende. Eppure, ne sono stra-convinto, la rinuncia al colore si rivela azzeccata. si rivela essere una aggiunta invece che una perdita. Col monocromatismo emergono tutta una serie di dettagli e connotati che sarebbero risultati “mascherati” dai colori stupendi del paesaggio. forme, texture, direttrici…..emergono e diventano protagoniste in ogni dove: il cielo solcato dalle nubi, la sabbia della spiaggia, la spuma del mare e l’acqua del mare ora in movimento ora capace di disegnare pozze piatte ed immobili…..e decine di altri dettagli.

Marco
st
st di ant64 commento di pamar

trovo sia una bella proposta. Un percorso obbligato verso il fondo ed una figura umana come punto di arrivo. A mio gusto trovo che “sporchi” il susseguirsi verso il fondo lo spazio che consente la vista del luogo esterno fra le prime due colonne. Provando a levarlo rimane un’alternanza piu’ uniforme e che non mostre il luogo esterno che a mio parere risulta superfluo e non possiede fini espressivi. Anzi, non localizzando il dove permane una certa aria di anonimo mistero sul luogo e cosa c’è fuori incentrando ancora maggiormente la scena sul percorso interno ed il continuo susseguirsi delle colonne fino allo spiraglio sul fono e l’uomo.

Marco
Muro
Muro di pulchrum commento di pamar

Un’immagine apparentemente “facile”. Non serve un super autofocus predittivo oppure uno scatto a raffica sopra la media. Non bisogna inseguire un soggetto in movimento o avere un’estrema prontezza di riflessi. Non è una scena che dura 1 secondo e poi non si ripresenta più’…c’è tutto il tempo a disposizione, si può provare e riprovare, scattare e riscattare, cestinare e scegliere. allora tutto facile vero? A mio parere no. A mio parere è uno scatto semplice da fare, è vero, ma una cosa è farlo, un’altra è farlo “bene”. Certo, io parlo per me e per il mio gusto ed il mio essere (e lungi da me sminuire altri generi) ma penso che una fotografia di tal genere parta da un presupposto imprescindibile che è alla base del suo essere un’immagine accattivante: deve essere “vista”. Come diceva A.Adams occorre saper previsualizzare. occorre insomma essere consci e sapere estrapolare la scena da un contesto ampio. Estrapolare, isolare “un qualcosa” da un insieme piu’ ampio, ed estrapolarlo rendendolo ad hoc, non semplicemente prendere una parte “a caso” dall’insieme. Questa immnagine per esempio ha tutto al posto giusto. Potrei parlare per minuti descrivendo la bontà del formato quadrato o la sua matericità o i suoi toni e colori e la loro alternanza……potrei andare avanti per un pezzo, ma a che servirebbe poi? e una bella e piacevole scena. E’ questo che conta. Punto.

Marco
Voglia d'Estate
Voglia d'Estate di Anna Marogna commento di pamar

Anna Marogna ha scritto:
@Marco ti ringrazio per la bella lettura, fine o inizio fa differenza? No, per me davvero nessuna



Ciao Anna. Lungi da me mettere in dubbio le altrui convinzioni, ma sei davvero convinta di questo?

Marco
Voglia d'Estate
Voglia d'Estate di Anna Marogna commento di pamar

Klizio ha scritto:
Una bella e argomentata spiegazione della foto Anna, ora la osservo con uno spirito diverso, ma il problema è proprio questo: è la foto che doveva raccontare te e non tu la foto.
Ps ... la sabbia di noi isolani è comunque anni luce meglio di quella graniglia.
Diabolico

Un caro saluto


Sottoscrivo.

Marco
s.t.
s.t. di liut766 commento di pamar

immagine molto piacevole, l’idea di fondo trovo sia buona. Personalmente penso che ci sono dettagli sulla composizione che avrebbero potuto essere ottimizzati rendendo lo scatto da buono ad ottimo. Ho letto gli appunti di gfalco che trovo condivisibili, tuttavia io varierei in primis un certo dettaglio dell’inquadratura. Mi riferisco al lato chiaro ed illuminato della poltrona. Attira grandemente l’attenzione e lo sguardo e quasi (almeno a me…) pare un braccio della lettrice. Ci vuole poco a svelare l’arcano ma immediatamente trae quasi in inganno e solo in seguito emergono i contorni della donna. Forse perché i tono chiari su sfondo scuro emergono per primi ed i dettagli della persona sono molto esigui come superficie occupata (viso in alto a destra, parte del seno ecc.). Insomma la mano che regge il libro (solo inizialmente) pare che spunti dal nulla.

Marco
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